Laverda MX, la prima ‘non convenzionale’ made in Breganze

© Archivio Storico "Pietro Laverda"

Quella della prima ‘non convenzionale’ made in Breganze è una storia interessante e per certi versi un po’ triste. Si trattò di un progetto probabilmente sviluppato troppo in fretta e abbandonato altrettanto precipitosamente senza veri tentativi di upgrade.

A fine anni Settanta, quando negli Stati Uniti iniziavano ad affermarsi le prime ibride International Harvester 1480 e New Holland TR 70, Laverda scelse di intraprendere la strada della soluzione assiale con alimentazione tangenziale fino a quel momento adottata solo da Allis Chalmers Gleaner.

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Diversamente dal costruttore nordamericano, gli ingegneri italiani decisero di posizionare il gruppo battitore-separatore esternamente dal corpo macchina, collocandolo trasversalmente subito dietro la piattaforma di taglio. Il peso anteriore del principale organo era bilanciato dall’allestimento del motore in posizione molto arretrata.

Il primo modello denominato MX 240 venne presentato ufficialmente alla Fiera di Verona nel 1986. L’anno successivo le subentro la MX 300, dotata di un propulsore più potente per far fronte alle difficoltà riscontrate in presenza di prodotti umidi. Precisamente, il Fiat Diesel 8210 SI da 300 cavalli sostituì la precedente versione da 240 cavalli.

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Tutte le altre caratteristiche originali rimasero uguali: battitore assiale disposto trasversalmente con diametro da 650 millimetri e lungo 2.500, scarico integrale laterale del sottoprodotto, dispositivo di pulizia alimentato da coclee distributrici e da un rullo acceleratore più  deflettori di pendenza, sistema di ventilazione tangenziale a doppio flusso, serbatoio per la granella da 9.000 litri. L’MX senza barra pesava 110 quintali, era larga 3.470 millimetri e lunga 7.630.

La MX 300 fu prodotta per soli 4 anni in circa 150 unità. Il progetto avrebbe richiesto ulteriori sforzi per evolvere la macchina in termini di performance e affidabilità; Fiatagri decise invece di sacrificarne lo sviluppo.

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