Intervista a Simeone Morra, Argo Tractors

In occasione dei test in campo del McCormick X7.624 VT-Drive, la giuria al completo del Tractor of the Year si è recata presso la nuova filiale francese del gruppo a Vaulx-Milieu, nel dipartimento de l’Isère, a sud-est di Lione. Qui abbiamo avuto l’occasione di intervistare Simeone Morra, corporate business director di Argo Tractors.

Argo Tractors

La filiale francese nasce sulla filosofia di quella già inaugurata in Spagna. Quali sono stati gli investimenti e quali gli obiettivi?

Lo sviluppo del prodotto trattore richiede oggi delle competenze assai variegate per la vastità della gamma e la complessità delle macchine che sono sempre più evolute dal punto di vista tecnologico. In un mercato altamente competitivo come quello europeo la capacità della rete vendita nel presentare i mezzi in maniera adeguata assume un ruolo decisamente strategico. Da qui l’idea nata per la Spagna nel 2015 e realizzata nel 2017 di creare un nuovo know-how a livello di filiale in grado di fornire maggiore supporto a dealer e clienti.

L’obiettivo era dotare i concessionari di tutti gli strumenti utili per lavorare nelle migliori condizioni possibili, riducendo i costi di gestione, aumentando la profittabilità e rafforzando l’immagine. Fondamentale dunque che alla formazione tecnica e commerciale sia affiancata la presenza fisica delle macchine. Non tutti i concessionari hanno infatti un giro d’affari che giustifichi l’avere in casa trattori da 20 a 300 cavalli, oltre a personale qualificato per interventi sull’intera gamma di prodotti a listino. 

Argo Tractors

Ecco che a partire dalla Spagna abbiamo deciso di ripensare le nostre filiali commerciali valorizzandole con un layout estetico che caratterizzi il gruppo e con apposite aree dimostrative statiche e dinamiche per presentare le macchine ai concessionari in cui operano dimostratori altamente qualificati anche sui nuovi processi di digitalizzazione e connettività. 

I risultati più che positivi ottenuti in Spagna, con l’inclusione di nuovi dealer e un incremento del 40 per cento sulle vendite nel 2019 rispetto al 2016, ci hanno convinti a partire anche in Francia con l’obbiettivo di migliorare sensibilmente la penetrazione dei marchi sul territorio. L’investimento complessivo per la realizzazione della filiale si è aggirato sui 4 milioni di euro.

Avete intenzione di aprire altre filiali europee Argo Tractors sulla stessa linea?

Credo che le necessità dei mercati europei, almeno di quelli più evoluti in termini di numeri e potenzialità, si equivalgano.   

Argo Tractors

Come si concluderà per Argo Tractors il 2019 e quali le previsioni per il 2020?

In linea generale il mercato europeo degli specializzati ha vissuto un anno positivo e di conseguenza abbiamo ottenuto buoni risultati col marchio Landini e in particolare col Rex grazie ai numerosi upgrade, dalla nuova cabina all’assale sospeso.

Meno bene sta andando il comparto degli utility tra gli 80 e i 140 cavalli causa le difficoltà del settore latte e dell’allevamento in generale. Nonostante ciò abbiamo lanciato nuovi prodotti caratterizzati da elevati contenuti tecnologici, come il McCormick X6.4 a variazione continua, a testimonianza del fatto che crediamo fortemente in un segmento per noi storicamente importante. 

Soddisfazioni stanno invece arrivando dal comparto dell’alta potenza. L’X7 finalista del Tractor of the Year 2020 sarà effettivamente in produzione dall’anno prossimo, ma la gamma attuale a 4 e 6 cilindri con cambi powershift e Cvt sta registrando trend in crescita di anno in anno. In Europa il 2019 per Argo Tractors si chiuderà sugli stessi valori numerici e di fatturato del 2018. Differente è il discorso per i mercati extra europei. Sul nostro bilancio pesano il crollo della Turchia che quest’anno non arriverà a 25 mila macchine vendute, così come il blocco delle licenze d’importazione in Algeria. Ma anche le tensioni Cina-Usa e le turbolenze politiche in Sudafrica hanno creato un clima d’incertezza con conseguente calo degli investimenti. E per l’anno prossimo al momento non si registrano inversioni di tendenza.  

Vi aspettate una reale concorrenza dai gruppi cinesi e indiani che si stanno affacciando sui mercati europei?

Sicuramente occorre fare i conti con l’ingresso sul mercato di prodotti di fascia bassa provenienti dalle aree asiatiche in grado comunque di creare concorrenza, specie sui mercati non emissionati. 

Ovviamente è necessario fare delle scelte, ci sono determinate gamme di prodotto che in futuro non avrà più senso fabbricare nei nostri stabilimenti europei.  

Qual è la ricetta per mantenere la posizione di produttore globale in un segmento in cui la concorrenza è sempre più agguerrita e composta da gruppi multinazionali?

Noi abbiamo molto chiara la nostra mission aziendale che è il trattore. Crediamo che in un mercato sempre più caratterizzato da gruppi full-liner ci sia spazio per aziende fortemente specializzate come la nostra che comunque abbraccia una grande varietà di macchine dal garden al campo aperto. 

Nel segmento dei trattori da filari e degli utility godiamo di un’ottima e consolidata reputazione col marchio Landini, ma stiamo crescendo costantemente anche sul versante tecnologico e dell’alta potenza col brand McCormick. Essere per il terzo anno consecutivo inseriti nella lista dei finalisti per il premio Tractor of the Year con un trattore McCormick credo dimostri senza ombra di dubbio la nostra abilità nell’apportare innovazione. 

Valpadana resta un marchio importante per il mercato italiano nel segmento degli isodiametrici.

Argo Tractors

A proposito di emissioni quanto pesa non costruire in casa anche i motori?

Nonostante volumi di produzione importanti non ha senso dal punto di vista economico per un gruppo come il nostro sviluppare in casa la parte motoristica. 

Cerchiamo dunque di fare delle scelte in base alla tipologia di macchine da equipaggiare. Essere multibrand non è una scelta volta a spuntare prezzi vantaggiosi ma una reale necessità per ottenere il miglior connubio possibile tra veicolo e propulsore. 

Al giorno d’oggi i costruttori di motori per rientrare dagli investimenti devono progettare unità estremamente versatili e quindi magari non adatte ad alcune tipologie di trattori. Per molto tempo ci siamo affidati a Perkins che sviluppava motori nati ad hoc per l’agricoltura con caratteristiche dimensionali e funzionali corrette. 

Attualmente con Fpt abbiamo un’ottima collaborazione per quanto riguarda la gamma medio alta che si riverbera positivamente sul grado di soddisfazione dei clienti. Stesso discorso con Deutz sul versante delle macchine specializzate, l’unico fornitore in grado di fornire un 4 cilindri assai compatto e prestante che non impatta sugli ingombri.

Digitalizzazione e Agricoltura 4.0. A che punto siete?

Stiamo investendo per colmare un effettivo gap nei confronti della concorrenza più quotata. Tre anni fa siamo dunque partiti col progetto Argo 4.0, ovvero la Digital Transformation sulla quale Argo Tractors ha prima di tutto creduto confermando ingenti investimenti, per l’introduzione di strumenti high-tech finalizzati alla crescita delle reti commerciali e al potenziamento delle performances nell’assistenza alla clientela. 

Si va dunque dalla presenza in internet e sui social alla disponibilità di configuratori online e a programmi di manutenzione e raccolta dati delle flotte. Stiamo completando anche l’apertura di un e-commerce sui siti web dei concessionari per la vendita di alcuni prodotti.

2020-01-17T10:32:33+01:0017 Gennaio 2020|Categorie: INTERVISTE|Tag: , , , , |

Iscriviti alla Newsletter

* campo obbligatorio