MASSIMO GOLDONI a tutto campo su Eima, immatricolazioni, bandi Psr e Inail

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Partiamo parlando di Eima. L’edizione 2016 è davvero alle porte; quali sono le sue sensazioni alla vigilia dell’evento?

C’è molto lavoro e molto fermento, come sempre. Questa fase è per certi aspetti quella di maggiore impegno, perché più si avvicina l’evento e più emergono le esigenze specifiche di ciascun espositore, si lavora sui dettagli, si approfondiscono anche i contenuti degli incontri e delle conferenze, tutti elementi dai quali dipende il successo e la buona reputazione di questa manifestazione. Negli uffici della Federazione si parla molto inglese in queste settimane, perché la fiera è sempre più internazionale e richiede un fitto scambio di comunicazioni con Paesi di ogni continente. Avvertiamo il grande interesse da parte degli operatori, e vediamo molto impegno da parte delle industrie espositrici ad accoglierli con stand suggestivi e caratterizzati per quanto riguarda i brand.

Cosa verrà mantenuto della formula vincente del 2014 e quali saranno le nuove iniziative?

La rassegna mantiene sempre la sua impostazione di taglio professionale, con la divisione delle macchine e delle attrezzature in quattordici settori si specializzazione, ai quali si aggiungono i quattro Saloni tematici di EIMA “Green, “Componenti”, “Energy” e M.i.A.”, dedicati rispettivamente alla cura del verde, alla componentistica, alle bioenergie e alla multifunzionalità. Le novità riguardano, oltre al calendario dei convegni – che prevede incontri importanti come quello dedicato alla nuova agenda politica europea per la meccanica agricola, che si svolge la mattina del giorno 9 subito dopo l’inaugurazione, e l’evento del Tractor of the Year, che si svolge sempre nella giornata inaugurale nella sala allestita all’interno del Quadriportico in un contesto molto scenografico – alcune attività che potremmo definire “di servizio”. Debutta infatti quest’anno lo spazio di EIMA Desk, un padiglione che la nostra Federazione organizza insieme con l’Unacma e che ospita iniziative come l’officina dimostrativa per le revisioni, lo sportello di assistenza per le pratiche relative al contributo Inail, i corsi per il conseguimento del patentino trattori, e molto altro. Grande importanza avrà quest’anno l’attività FederUnacoma/ICE per le delegazioni estere, che saranno 80 da 70 Paesi, mentre novità importanti si avranno anche sul fronte della logistica, con la creazione di un’area Terminal per le operazioni di carico-scarico merci, e con la completa ridefinizione del sistema di viabilità sulla Tangenziale e nelle vie circostanti il quartiere fieristico onde fluidificare il traffico ed evitare quegli intasamenti che si erano verificati nella scorsa edizione.

Nei mesi scorsi si è parlato molto dello ‘scontro’ (se così può essere definito) tra FederUnacoma e Bologna Fiere. Qual è oggi la situazione e quali sono le prospettive per il futuro?

In realtà non c’è mai stato uno scontro, ed anzi abbiamo più volte chiarito che la nostra prima opzione era quella di rimanere a Bologna anche nei prossimi anni. Il problema è puramente tecnico, perché l’attuale quartiere fieristico non è più in condizione – in termini di superficie espositiva e di qualità delle strutture – di ospitare una manifestazione di queste dimensioni. Come noto, la proprietà di Bologna Fiere è suddivisa tra più soggetti, in parte pubblici in parte privati, e mettere d’accordo tutti per il varo di un piano di ristrutturazione radicale del quartiere non è stato facile. Finalmente, il programma è stato messo a punto e avremo presto anche una tempistica precisa sull’apertura e la chiusura di tutti i cantieri previsti dal piano. A fronte di questo la Federazione procederà con il rinnovo del contratto, mantenendo la manifestazione a Bologna, e prolungando la durata dell’accordo forse anche oltre la data del 2024, per garantire all’ente fieristico tempi più lughi per ammortizzare l’investimento.

In primavera è stato approvato il nuovo statuto di FederUnacoma che recepisce le disposizioni della ‘Riforma Pesenti’ attuata da Confindustria. Cosa cambia concretamente?

La riforma prevede criteri organizzativi nuovi all’interno delle associazioni aderenti a Confindustria, e detta nuove regole per l’elezione dei rappresentanti ai consigli direttivi e per la durata dei mandati. L’obiettivo di fondo è quello di favorire un maggiore ricambio alla guida degli organismi associativi e una maggiore razionalità complessiva del sistema. Al di là degli aspetti strettamente tecnici delle nuove norme, la Riforma Pesenti è interessante perché costituisce una sorta di nuova “carta fondativa” della Confederazione, che enuncia le priorità e i principi etici che debbono regolarne l’attività. La promozione dei prodotti italiani sui mercati esteri, ad esempio, viene espressamente menzionata come una delle missioni della Confederazione, e i principi di lealtà degli associati verso le rispettive organizzazioni nonché l’impegno degli stessi nelle attività associative debbono essere esclusivamente rivolti al comune interesse e ai valori condivisi.

Passiamo al mercato. Ci può fare il punto e fornire un giudizio sulle immatricolazioni 2016?

Nei primi nove mesi dell’anno le immatricolazioni di trattori segnano una flessione dello 0,8 per cento sullo stesso periodo 2015, un passivo quindi meno pesante rispetto a quello registrato nella prima parte dell’anno. Purtroppo parliamo comunque di un andamento negativo, nel solco di un trend che dura ormai ininterrottamente da dieci anni. Le mietitrebbiatrici sono in calo di alcuni punti percentuali e sono anch’esse ai minimi storici, mentre registriamo un certo recupero per le motoagricole e i rimorchi. Sappiamo che il mercato delle macchine agricole è in calo in tutto il continente europeo, in buona parte a causa della crisi dei redditi agricoli che riduce la capacità d’investimento per l’acquisto di mezzi nuovi. Tuttavia, questo fattore è di natura congiunturale per l’Europa e per i mercati internazionali in generale, mentre nel caso dell’Italia la crisi ha una ragione più profonda, legata alla riduzione costante del numero di aziende agricole e ad un complesso di elementi che indeboliscono la nostra economia primaria. Se non avremo un’inversione di tendenza negli ultimi mesi dell’anno, chiuderemo con un nuovo record negativo di vendite di trattrici, con un numero di unità che rischia di finire al di sotto della soglia già molto bassa delle 18 mila. Del resto, il fatto che l’erogazione dei fondi per il contributo Inal sia slittata ai primi mesi dell’anno prossimo ha avuto l’effetto di frenare ulteriormente il mercato nel corso di quest’anno.

Ci sono tantissime industrie italiane protagoniste nel mercato della meccanizzazione agricola che ‘sfuggono’ le statistiche relative alle immatricolazioni. Qual è la situazione nell’intero comparto? Quali sono i segmenti più in salute e vivaci e quali più in difficoltà?

E’ vero, spesso si fa l’errore di considerare i veicoli muniti di targa, e quindi soggetti ad immatricolazione, come indicativi dell’andamento complessivo del settore. In effetti l’andamento del mercato per le macchine operatrici e per le attrezzature è più articolato. Ad esempio, prevediamo che a fine anno possano esserci incrementi per quanto riguarda i motocoltivatori, le seminatrici, i carri miscelatori e soprattutto gli irrigatori; mentre per atomizzatori e zappatrici è prevedibile un certo calo. In senso generale, è ovvio che i macchinari e le attrezzature meno costose possono mantenere accettabili livelli di mercato anche nelle congiunture meno favorevoli, avere insomma un andamento più svincolato; mentre le tipologie di mezzi più costose, come possono essere le trattrici o le mietitrebbiatrici, risentono in modo diretto della disponibilità o meno di incentivi pubblici.

Sono molti gli agricoltori che hanno lamentato e lamentano l’inefficienza dei Piani di Sviluppo Rurale. Cosa ne pensa? Qual è la sua opinione?

I Piani di Sviluppo Rurale restano una risorsa importantissima, perché finanziano in modo cospicuo e con programmi pluriennali gli interventi per l’ammodernamento delle aziende agricole. E’ un sistema complesso perché prevede, come noto, una quota a carico dell’Unione Europea, una quota a carico delle Regioni e una procedura fatta di bandi e passaggi burocratici che rappresentano comunque un fattore critico. Credo che la macchina dei PSR funzionerà sempre meglio in futuro e che la capacità di utilizzare i fondi migliorerà in modo sensibile. Dal nostro punto di vista, il PSR è importante soprattutto per le misure che sostengono l’acquisto di macchine agricole. In altri termini, al di là del migliore utilizzo complessivo dello strumento, la nostra preoccupazione è che gli agricoltori siano informati di questa opportunità, e che gli agronomi e i consulenti che spesso istruiscono le pratiche per le imprese agricole abbiano la chiara visione di come i mezzi meccanici di nuova generazione siano elementi fondamentali per l’efficienza di ogni realtà produttiva, e siano portati ad includere nei piani di ammodernamento aziendale proprio quei mezzi meccanici che integrano efficacemente i meccanismi di filiera.

Il 10 novembre entrerà nel vivo il bando Inail ‘Isi agricoltura 2016’ con la prima fase dedicata alla pre-registrazione. Che impatto si aspetta? Come reputa il cosiddetto ‘click day’ per l’inoltro e la selezione delle domande?

Questo nuovo provvedimento di sostegno alla meccanizzazione viene gestito dall’Inail avendo come finalità principale quella di favorire l’acquisto di mezzi meccanici con buoni requisiti di sicurezza. Non sappiamo ancora se qualche criticità potrà emergere nel momento in cui la procedura diverrà operativa, nei primi mesi del prossimo anno. Il fatto che la fase di pre-registrazione prenda il via il 10 novembre, in piena EIMA, ci ha spinti a costituire in fiera uno sportello con le informazioni e l’assistenza di cui possono aver bisogno coloro che intendono accedere al contributo. Il “click day” sarà inevitabilmente un momento congestionato, perché i fondi mesi a disposizione – i 45 milioni di euro – sono davvero pochi rispetto alla domanda potenziale, e perché l’assenza di incentivi negli ultimi anni, e quindi il mancato rinnovo del parco macchine, ha fatto crescere non poco, nelle nostre campagne, il bisogno di tecnologia.

2018-12-04T12:59:45+00:0015 Ottobre 2016|Categorie: INTERVISTE|